Una questione d’orecchie

Era un lunedì di luglio. Una di quelle sere identiche alle precedenti. Io me ne tornavo a casa. Avevo tirato giù la saracinesca della mia piccola libreria. La solita strada. L’ombra mia che mi segue quasi rassegnata. La solita bottiglieria ancora aperta con la vetrina colorata da bottiglie di liquori. Io non bevo più. L’ho deciso un giorno, senza motivo. Come quando smisi di fumare. Semplicemente non mi andava più. La libreria non mi fruttava un granchè. Anzi non mi fruttava nulla. Ma era l’unica cosa bella che m’era riuscita di fare in tutta la vita. Che mi piaceva proprio, … Continua a leggere Una questione d’orecchie

Il vecchio Aristide

«Quando si è vecchi, il tempo lo si assapora. Lo si assapora perché lo si conosce meglio». Questo pensa Aristide seduto sulla panchina nel parco delle Rimembranze. Ha settantacinque anni, Aristide. Magro come un chiodo, coi capelli bianchissimi e ancora tutti al loro posto, gli occhi blu come un cielo estivo. Aristide guarda intorno a sé altri vecchi come lui. Alcuni sono fermi, immobili, con gli occhi vagamente vivi. Altri passeggiano lentamente, privi di meta, come stanchi animali da cortile. Ogni giorno Aristide rimane seduto, per un’ora circa, sempre sulla stessa panchina. E’ solo al mondo, oramai. L’ultimo della sua … Continua a leggere Il vecchio Aristide

Gente di nessuno

“Un limite dopo l’altro io salgo” Era una notte albina. Una notte che sapeva d’alba anche se ancora non lo era. A tratti meticcia. S’annuvolava il cielo sopra le teste rasate dei condannati/prigionieri/rifugiati/disperati. Un grosso gabbiano dall’alto guardava la loro marcia triste. Un cadenzato che suonava come un tamburo fibroso. I grandi riflettori ai quattro angoli del recinto, illuminavano, cinici, quello spettacolo deprimente. Venti uomini marciavano, simili a marionette, in tondo, uno dietro la nuca dell’altro senza mai guardarsi in volto. C’era la luna nel cielo ma era inutile. Bella e inutile. Venti uomini in cerchio a girare. Scuri in … Continua a leggere Gente di nessuno

La complicanza delle cose semplici

I gatti lo sanno. E se non lo sanno i gatti, di certo lo sanno gli alberi, i fiori e gli occhi dei bambini. C’è qualcosa che passa, c’è qualcosa che scorre, preziosa e invisibile. Eppure c’è. Esiste. E’ come una linfa. Non è la speranza. La speranza lasciamola ai disperati. E’ qualcos’altro. Giuliano questo lo sa, anche se ha solo dieci anni. E sa pure che le cose belle durano poco. Ma non se ne cura. Guarda fuori dalla finestra della stanza verde e il suo sguardo valica ogni orizzonte, ogni desiderio. Oggi è un giorno migliore, pensa. Oggi … Continua a leggere La complicanza delle cose semplici

Mio fratello

«Se mi porti con te, giuro che faccio il bravo. Non come quella volta che ho ficcato il naso… lo giuro sulla testa calva di povero nonno». Stavamo sul ciglio della strada, mio fratello ed io, a guardare, estasiati, i bagliori nel cielo che annunciavano un temporale nei paraggi. Uno di fianco all’altro, sul ciglio pietroso della Litoranea. L’aria elettrica sapeva di salsedine. Profumava della schiuma delle onde. Vicino a noi c’era il mare. Potevamo sentirne il fragore come in un bisbiglio. I bagliori si facevano sempre più vividi. Scariche nel cielo, tra le stelle. Dietro un nuvolone nero apparivano … Continua a leggere Mio fratello

Ispettore Gaglioffo

Quando arrivò sul posto, un pianerottolo triste, dai muri screpolati e il pavimento scorticato, l’ispettore Gaglioffo, avvertì subito un intenso odore di acqua di colonia. «Strano» disse «questo vecchio palazzo sa di cavolo bollito. Ma qui c’è un odore differente. Qualcuno ha marcato il territorio senza volerlo». Barbuto. Alto e robusto come un armadio di noce antico, l’ispettore Gaglioffo annusava l’aria. Sembrava un cane da caccia. Era quella la sua specialità. Inseguire gli odori. «Perchè ogni azione compiuta, possiede sempre un proprio odore» così diceva a chi lo guardava incuriosito. Difatti l’ispettore, si metteva proprio a quattro zampe. Sembrava un … Continua a leggere Ispettore Gaglioffo