Mio fratello

«Se mi porti con te, giuro che faccio il bravo. Non come quella volta che ho ficcato il naso… lo giuro sulla testa calva di povero nonno».

Stavamo sul ciglio della strada, mio fratello ed io, a guardare, estasiati, i bagliori nel cielo che annunciavano un temporale nei paraggi.

Uno di fianco all’altro, sul ciglio pietroso della Litoranea.

L’aria elettrica sapeva di salsedine. Profumava della schiuma delle onde. Vicino a noi c’era il mare. Potevamo sentirne il fragore come in un bisbiglio.

I bagliori si facevano sempre più vividi. Scariche nel cielo, tra le stelle. Dietro un nuvolone nero apparivano e sparivano.

«Va bene» dissi io «vieni con me. Ma comportati bene».

Mio fratello mi guardò con la sua solita espressione da cavallo drogato. E i suoi dentoni scintillarono come i lampi nel cielo.

Mio fratello non è cattivo. In fondo al suo grosso cuore di bue c’è l’innocenza che appartiene ai bambini piccoli. La malattia che ha avuto, quand’era ancora in fasce, lo ha reso immune, per certi versi, alla sporcizia degli uomini adulti, lo ha mantenuto puro. Dall’altra parte, però, le sue grandi mani, la sua forza incontrollabile, spesso, hanno fatto più danni che il resto.

Camminiamo in silenzio, uno di fianco all’altro, tra l’asfalto e la terra secca. La strada adesso è illuminata da una luna gialla che gioca a nascondino con un ricciolo di nuvola. La casa del mio amico non è lontana. Inizio a sentire della musica. Un vociare confuso e incomprensibile. La festa è già cominciata.

Il mio amico vive in una villa bianca che guarda il mare. E’ talmente vicina alla spiaggia che la sabbia ricopre le ringhiere della recinzione. Giace persino sopra le tegole rosse del tetto.

Il vocio ora è più distinto. Riconosco alcune voci e ne ricordo la faccia. Sono volti che non vedo da tanto tempo.

Mio fratello da quando s’è ripromesso di fare il bravo, non ha aperto bocca per tutto il tragitto, impegnato com’era a mantenere la sua promessa. Ora che stiamo per entrare lo guardo con gentilezza e gli dico «Puoi anche rilassarti un pochino, se no che sei venuto a fare?»

Ride e si scrolla via quella pesantezza di dosso. Pare sollevato e mi fa un segno con la mano per rassicurarmi.

Siamo dentro. Nel giardino mille fiammelle illuminano il vialetto. Si ride molto. Si beve molto.

Ci viene incontro Enrico, il padrone di casa. Mi stringe a sé con vigore e sento il suo alito caldo che sa di gin. «Ho portato con me mio fratello, spero non sia un problema» gli dico in un orecchio. La musica complica la comunicazione. «Nessun problema» dice «Mi casa es su casa. Prendetevi da bere e divertitevi» mi strizza l’occhio e si dilegua tra le sagome nere del giardino.

La casa bianca è quadrata e ha finestre grandi illuminate come occhi nelle tenebre. La luna s’è nascosta e le sole fiammelle sparse un po’ dovunque, illuminano tutto a malapena.

La poca luce crea, però, un’atmosfera d’intimità anche se c’è tanta gente in giro.

Incontro Martino, un vecchio compagno di liceo. Lo trovo in forma. Anche troppo. Visto che è diventato un culturista. I suoi bicipidi sembrano duri come noci di cocco. E’ impettito come un gallo ruspante.

Mio fratello è sempre al mio fianco come un’ombra anomala. Scuote la testa al ritmo della musica. E’ alto, mio fratello, una vera montagna rocciosa. I dottori hanno sempre detto che il suo fisico è inversamente proporzionale al suo cervello. Io non li ho mai creduto perché loro non lo conoscono bene come me.

Gli dico di farsi un giro e di rilassarsi. Lui mi volte le spalle e ciondolando sparisce nella penombra.

«E’ proprio bello questo posto. Mio fratello mi vuole bene. Lui si che me ne vuole. Mi ha portato in un posto così bello che quasi non mi sembra vero. Tutte queste lucine sono magiche. Quanta gente che c’è. Sembrano tutti felici. Anch’io sono felice. Ora mi tolgo le scarpe e metto i piedi nell’erba fresca. Mi piace tanto mettere i piedi nell’erba fresca».

Tra le sagome nere riconosco Nino Conte. All’epoca era un mezzo delinquente. Un attaccabrighe. Se ne andava tutto il giorno in giro con il suo Red Rose e dio solo sa cosa faceva quando spariva inaspettatamente. A me Nino Conte m’aveva sempre fatto un po’ di tristezza. Era tanto spavaldo quanto solo. Ricordo le zuffe. Parecchie volte c’eravamo attaccati per uno sguardo inteso male o per qualche ragazza della scuola. Io ero magro allora, proprio come adesso, ma picchiavo duro e graffiavo come un gatto permaloso.

Tra le sagome nere c’è anche lui stasera, ma non mi vede.

«E’ fresca l’erba sotto i piedi. Guarda che cielo speciale che c’è stasera. Da qui vedo tutte le stelle, tutte le costellazioni. Quanto mi piacciono le costellazioni. Il nonno diceva sempre che se non riesci a vedere le stelle nel cielo c’è qualcosa che manca dentro di te: la fantasia. Io le stelle le vedo sempre, ovunque mi trovi… guarda, il Piccolo carro, è proprio lì. E sotto di lui come al solito c’è il Grande Carro… se mi sforzo un pochino vedo anche le mie costellazioni. Quelle che vedo solo io. La costellazione dell’Ippocampo, quella della Testa di lucertola, il Piccolo rospo e la Faccia di donna. La Faccia di donna è quella che mi piace di più, sembra il volto della mamma… era bella la mamma».

La serata scivola via come un liquore nel bicchiere. I miei vecchi amici sono tutti un po’ invecchiati. Loro penseranno lo stesso di me. Chi se ne frega, in fondo è la pura verità. Questa festa mi pare una galleria di volti antichi. Eppure anche loro fanno parte della mia vita. Strano che faccia questi pensieri. Forse ho bevuto troppo. Quando bevo divento nostalgico. Ma dov’è finito mio fratello?

Mi guardo intorno ma non riesco a vederlo. Mi devo preoccupare? Faccio un giro nel giardino. Lo trovo seduto vicino alla grande palma, a piedi scalzi, che guarda il cielo. M’avvicino lentamente, barcollando, alcolico. «Che fai di bello, fratellone?» gli dico piano alle spalle. Lui si volta. Ha il viso illuminato da una gioia vera. «Guardo il volto della mamma. Se ti avvicini un pochino lo puoi vedere anche tu».

M’affianco e mi siedo proprio vicino a lui. Con la sua manona mi indica un punto lontano nel cielo brunito.

«Guarda» mi dice «è proprio là dove luccicano di più le stelle».

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4 pensieri su “Mio fratello

  1. Che bel pezzo, Luca. Mi piace molto come mi ha fatto sentire alla fine. Mi ha fatto riflettere su quanto due persone possano essere diverse, in base al proprio vissuto, ai propri problemi, alle proprie insicurezze. A come due persone possano vivere lo stesso evento e la stessa situazione in due modi diversi. Così vicini, così distanti. Proprio come le stelle fra loro.

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