La guerra di Piero

Lungo l’alzaia scorre il fiume. Un fiumiciattolo, a dire il vero, melmoso e maleodorante.

Ingrigito dagli anni che passano, stretto nelle sue spalle da facchino, Piero cammina lento e manda sbuffi di fumo sopra la sua testa canuta.

Fuma un toscanello e le sue gambe magre già rimpiangono le lenzuola di flanella dov’erano adagiate poco tempo prima.

E’ mattina. Che ancora non si vede luce.

L’alzaia è lunga tre chilometri e Piero la percorre tutta ogni maledetto giorno. Dalla casa al magazzino.

Facchino lo è per necessità e non per scelta. La scelta è qualcosa di vago che gioca a nascondino tra i rottami del suo passato. Nei suoi ricordi. Nel tempo in cui doveva fare e non ha fatto. Pur facendo. Perchè nella vita, vuoi o non vuoi, qualcosa la devi fare per forza.

A furia di percorrere quella strada ogni giorno, quel rivolo d’acqua sporca, che scorre pur restando fermo, è diventato così familiare, da sembrargli rassicurante.

Qualche macchina passa, ignorandolo.

Il fumo del toscanello forma grandi volute bianche che volano verso il cielo.

Gente in giro ancora non se ne vede. Per fortuna. Che Piero non è a suo agio tra le persone.

Oggi è giorno di paga. Il giorno che rende onore e merito. Il giorno in cui si concretizza la dannata fatica di un mese intero. Piero questo lo sa bene. Lui che non si risparmia mai.

Cammina svelto mentre la mattina lo segue alle spalle. Si ferma per un attimo, voltandosi a guardare quell’alba magica che cresce all’orizzonte.

Piero è un combattente. Ma non ha divisa, non ha fucili o mitra per sparare. Solo le sue braccia eroiche. La sua forza di volontà. L’istinto di sopravvivenza. Armi che a dire il vero lo rendono quasi invincibile.

Perchè quella di Piero non è una guerra tra stati sovrani. Non è uno scontro tra “civiltà”. Non è una disputa per stabilire confini e dominio.

Quella di Piero è una guerra senza medaglie, senza bandiere, senza promozioni sul campo.

E’ una guerra metaforica.

Manca ormai solo un chilometro al solito arrivo. Da lontano, Piero vede già la grande insegna verde del magazzino. Già i camion attendono vicino alle rampe di carico e scarico. E qualche testa d’uomo fuma avidamente prima di entrare. C’è nell’aria odore di polvere e nafta. Il magazzino brilla ancora di luci artificiali.

Nel parcheggio davanti all’entrata, Piero si ferma a prender fiato, che tre chilometri a piedi, nonostante l’abitudine, si fanno sempre sentire.

Ed eccolo pronto, indomito, varcare la solita entrata. Eccolo che con gli stessi passi, trentadue per la precisione, s’avvicina al marcatempo. Passa il badge sopra il lettore ottico.

Ecco adesso Piero è pronto per combattere.

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