Gomme lisce

C’ero io, il Cinese e Caco Mollo quel giorno che mai dimenticherò finché respiro.

Il Cinese guidava una Lancia Delta blu sciapito, a metano. Il rombo del motore lo sentivi da tre isolati di distanza.

Era pazzo il Cinese quando guidava. Gli piacevano gli slalom, i testacoda e le sgommate. Sopratutto le sgommate. E poi si lamentava delle gomme lisce che doveva cambiare.

Il Cinese era un tipo alto e muscoloso, aveva zigomi sporgenti come due piccole noci e quel nome glielo avevamo affibbiato noi per via degli occhi a mandorla verdi e brillanti e per il suo colorito che ricordava quello di un oliva ancora acerba. Il Cinese aveva mani lunghe e piatte come pale e quando ti guardava aveva sempre un’aria strafottente. Un ghigno astuto.

In effetti, a pensarci bene, somigliava di più ad un indonesiano o a un cambogiano ma questo è un dettaglio che mi viene in mente solo adesso.

Per noi, all’epoca, era il Cinese.

Dunque quel giorno che avevamo raccimolato qualche soldo, frutto della mazzetta settimanale, andavamo in giro compatti come un pugno nella Delta blu sciapito. A zonzo. Senza una meta. Ci sentivamo al sicuro. Bastavamo a noi stessi.

Caco Mollo s’accese una sigaretta. Una Merit che aveva fregato a suo zio, un tipo che aveva girato il mondo e che da poco era tornato in famiglia.

Caco Mollo. Un nome una leggenda.

Un giorno ce ne stavamo nel cortile di casa, all’ombra del palazzone dove abitavamo. Lo spiazzo di cemento che avevamo sotto gli occhi, circondato da una lunga cancellata blu, era il nostro mondo.

Io e Caco Mollo, che ancora non si chiamava così, sedevamo sui gradini a ridere e scherzare.

Poi accadde.

Una cipolla dorata piombò dall’alto come una granata, dritta dritta sulla capoccia del mio amico. Qualcuno aveva preso la mira. Sapemmo in seguito che l’ortaggio proveniva dall’undicesimo piano. Tanto di cappello. Il lancio olimpico fece senza dubbio centro. Senza scuse, senza fronzoli, nettamente, come un fulmine colpisce un albero secco.

Lo colpì talmente bene che non provocò alcun dolore, solo una grossa sorpresa.

Il mio amico rimase ammutolito sotto il mio sguardo vuoto e le uniche parole che disse guardando la cipolla atterrata sul cemento di fronte a sé furono «Se questo scherzo lo facevo io, non avrei lanciato una cipolla ma un pomodoro o un caco mollo!»

In quel preciso istante mentre le parole svanivano nell’aria brunita dal sole, passò Pinuccio, un noto cabarettista del quartiere, che vedendo tutta la scena scoppiò in una grassa risata e poi disse la frase che divenne leggenda « A te… Caco Mollo!»

Da quel giorno e per tutta la sua vita quello fu il suo nome.

Era un tipo rotondetto, Caco Mollo, paffuto e gioviale. Aveva occhi e capelli castani e i capelli erano sempre scolpiti nella gelatina, sparati in aria, con un piccolo ricciolo che gli pendeva sulla fronte spaziosa, il tirabacio, diceva lui. Diceva che quel ricciolo era sexy.

Comunque tutti e tre andavamo spediti per le strade strette del nostro quartiere. Il Cinese spingeva sui pedali manco fosse all’ultimo giro della corsa più importante della sua vita. Ma anche i piloti sono uomini e anche a loro può capitare di avere un certo languorino. Il Cinese disse «Andiamo da Ernesto?» Io e Caco Mollo facemmo un rumore con la bocca, di approvazione e filammo dritti dritti da Ernesto a mangiare il panzerotto più buono della città.

Appollaiati sul cofano della Delta blu, mangiammo voracemente facendo attenzione al mix micidiale di pomodoro e mozzarella incandescenti che potevano provocare ustioni di secondo grado alle nostre bocche affamate.

Mangiavamo e i nostri sguardi s’incrociavano senza motivo eppure c’intendevamo senza parole. Mangiavamo ed eravamo felici.

«Devo cambiare di nuovo le gomme. Non capisco proprio. Le ho fatte montare nuove nuove solo tre mesi fa’» farfugliò il Cinese mentre mandava giù l’ultimo boccone. Poi con la visiera del cappello girata al contrario, l’assetto basso della Lancia Delta divenne funzionale alla sua sagoma che rimanendo orientale ritornava ad essere quella di un pilota di Formula Uno. E via di nuovo lungo strade che conoscevamo a memoria.

«Sentite questo» disse Caco Mollo estraendo un cd che infilò nell’autoradio, «sono i Supertramp, roba di mio zio… è fantastico». E sulle note di Goodbye Stranger lasciammo Ernesto. Un uomo sul ciglio della strada ci vide passare. Anche lui aveva tra le mani un panzerotto. Mentre lo addentava l’olio colò lurido all’angolo della bocca. Ci seguì con lo sguardo e vide le nostre nuche muoversi all’unisono, al ritmo della musica che solo noi potevamo sentire.

A pancia piena il mondo pare più bello.

Caco Mollo gongolava seduto davanti. Vedevo solo il suo tirabacio oscillante per ogni buca che il Cinese prendeva.

Io mi sedevo sempre dietro. Era una posizione strategica la mia. Defilato, mantevo un profilo basso stando dietro. E poi stavo più comodo.

Poi il Cinese disse «Andiamo sulla litoranea?»

Silenzio.

«Però dovremmo fare gas… quanto c’hai Caco mollo?»

Caco Mollo prese tempo. Tossì forte fingendo quasi un malore e la faccia gli divenne rossa come un peperone, poi sussurrò «Nisba»

«Va be’ stavolta ci penso io» concluse il Cinese «magari domani mi paghi una carambola» E così andammo a fare gas. Il distributore era vicino al cimitero. Da lontano riuscivamo a vedere le croci piantate nella terra attraverso la cancellata arruginita.

Il Cinese spense il motore e poi quasi ordinò «Caco Mollo mentre faccio gas pulisci i vetri. Davanti e da dietro mi raccomando». Caco Mollo lo guardò con aria di sfida, sembrava voler dire fallo tu visto che devi scendere per fare gas, ma poi il suo sguardo si trasformò in qualcosa di indefinito, fece una smorfia che gli deformò la bocca e scese a pulire i vetri. Io rimasi dietro seduto come al solito.

La Lancia Delta adesso pareva stare anche lei meglio a pancia piena. Risaliti in macchina il Cinese e Caco Mollo si guardarono fissi poi scoppiarono in una risata che contagiò anche me.

Era ormai sera. Una scura sera lungo la litoranea. Il nostro obiettivo era il mare. Sgusciammo veloci sull’asfalto dissestato e ci pareva di poter affrontare il mondo intero, noi tre da soli contro tutti. Proprio contro.

Che botta che prendemmo! Uscimmo di strada per scansare un gatto che s’era materializzato davanti a noi. Che botta che prendemmo! Andammo a finire nella campagna contro una grande cisterna d’acqua potabile.

Non ci facemmo niente. Neanche un graffio.

La Lancia Delta blu sciapito, poverina, era da buttare.

Dopo il botto, il silenzio nero ci avvolse come uno scialle, come un mantello mortifero. E le cicale salmodiavano.

Poi il Cinese disse «Lo dicevo io che dovevo cambiare le gomme. Maledette gomme lisce!»

Rimanemmo nella campagna per molto tempo, tra gli ulivi che nelle tenebre sembravano scheletri.

… poi scoppiammo a ridere.

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