L’agente Monroe

Alberto non prova nulla. Si sente svuotato, privo di emozioni e capacità di pensiero. Osserva il vassoio della colazione, intonso. Il the ormai freddo lo fissa di rimando da dentro il bicchiere di plastica, consapevole che non sarà bevuto.
Quando vengono a prenderlo non oppone nessun tipo di resistenza, in ogni caso sarebbe inutile. Lo ripetevano sempre i Borg in Star Trek. Se ne è fatto una ragione.
Il primo a entrare è Terminator. Non quello vero, ovviamente. Lì sotto nessuno si chiama per nome, per cui Alberto se li è inventati tutti, basandosi sulla somiglianza con i personaggi dei film. Persino lui non è più sicuro del suo e ha solo il sospetto di chiamarsi  Alberto perché… va beh non lo ricorda, ma non ha importanza.
Dopo Terminator fa la sua comparsa Igor. Ogni volta che lo vede non riesce a trattenere l’accenno d’un sorriso. Lupo ululì, castello ululà. Ma questo Igor non lo ha mai neanche sentito parlare, non lo ha mai visto cambiare espressione, non ha mai incrociato il suo sguardo. Si dice che quando Igor entra nella stanza per primo, da solo, vuol dire che la tua storia si chiude lì. Fine dei giochi, ultima puntata dell’ultima stagione.
E non è detto che sia un finale a lieto fine.
Ma oggi non è ancora quel giorno. Oggi è un giorno come gli altri.
Termy e Igor lo accompagnano in “ufficio”.
L’arredamento dell’ufficio è minimale. Un tavolo, una sedia, una console in un angolo da cui partono cavi di diverso colore e una parete attrezzata da vari strumenti tristemente familiari per Alberto.
E poi c’è lui.
Il suo nome è Ezechiele, Mr. Ezechiele. Di lui è sicuro che si chiami così. Almeno così è come lo chiamano tutti.
Mr. Ezechiele è apparentemente un uomo mite e bonario. Più che camminare, ballonzola con un curioso movimento ondulatorio e sussultorio che le braccia stese lungo il corpo tendono ad accentuare. La testina tonda e quasi del tutto calva sembra incollata direttamente al busto altrettanto rotondo, poggiato su gambette che promettono d’essere sottili, ma che nascoste dai pantaloni larghi rimangono un mistero.
Le capacità professionali di Mr. Ezechiele sono palesi e apprezzate da moltissimi, ma sono in pochi, pochissimi a conoscere il suo vero talento.
La crudeltà e la totale indifferenza al dolore provocato.  Una propensione che potrebbe anche essere giustificata se almeno gli procurasse piacere nell’indulgere in essa, quando in realtà egli la considera solo una normale metodologia di lavoro. Il suo lavoro, che consiste nell’ottenere informazioni.
“Vogliamo riprendere da dove abbiamo lasciato ieri?” Domanda Mr. Ezechiele ad Alberto, seduto all’altro lato del piccolo tavolo di plastica nera.
Alberto, ormai quasi indifferente a quello che gli succede attorno, in un attimo di lucidità deglutisce rumorosamente, al solo scopo di prendere tempo. “Certamente, posso solo avere un po’ d’acqua?”
Mr. Ezechiele non cambia minimamente espressione. Il suo unico movimento è un piccolo scatto del sopracciglio sinistro, a totale beneficio di Ivan l’Elettricista.
Ivan (Drago) è un omone di probabili origini slave, avvezzo a metodi di interrogatorio assai meno sottili di quelli per cui è stipendiato al momento. Per lui una scarica elettrica nei testicoli del ragazzo è solo tempo perso nonché un’inutile ed eccessiva cortesia nei confronti dell’interrogato oltre che, per il suo animo ambientalista, uno spreco di energia elettrica. In ogni caso è pagato per eseguire, quindi preme l’interruttore.
Alberto non riesce a parlare, figuriamoci ad urlare, mentre la scossa elettrica lo fa sussultare sulla sedia per un tempo che pare infinito. Al termine della scarica la richiesta d’un bicchiere d’acqua è scivolata agli ultimi posti della classifica.
Mr. Ezechiele abbassa di un poco sul naso gli occhialini rettangolari e attende.
“La delegazione,” comincia a raccontare Alberto, ansimante, “arriverà nella capitale il 34esimo giorno… in incognito… il presidente Junwfrid viaggerà a bordo … di una normale utilitaria… senza scorta per non dare… non dare nell’occhio, mentre le auto blindate da parata… e quelle… quelle del servizio di sicurezza attraverseranno la città… in modo da attirare l’attenzione.”
Le parole sono registrate oltre che annotate da Mr. Ezechiele sul suo quadernetto, annuendo qua e là.
Alberto continua a raccontare, coadiuvato nella ricerca di particolari dalla sapiente mano dell’Elettricista. Snocciola nomi, connessioni, legami e informazioni che solo lui conosce.
Mr. Ezechiele richiude il quadernetto e si prende qualche minuto per riflettere, mentre Alberto ringrazia un dio sconosciuto per ogni secondo in cui viene ignorato.
L’omino rotondo e ballonzolante gli si porta alle spalle. Con una mano piccola e delicata sfiora il collo di Alberto facendolo sussultare. “Bravo ragazzo, ancora un piccolo sforzo. Tempo fa mi accennasti dell’agente Monroe.”
Alberto spalanca gli occhi, terrorizzato. Credeva fosse finita per oggi.
“A… agente Monroe? Io non ricordo un agent…” La scarica arriva ancora più forte, e questa volta non si fa strada solo dai testicoli ma anche dagli elettrodi inseriti nelle orecchie. Quanto lunga, Alberto non lo sa. La sua intera esistenza in quel momento è solo un dolore acuto, vibrante e penetrante ogni fibra del corpo. Non esiste un prima, non esiste un dopo. Esiste solo quell’infinito momento di dolore.
Fino a quando Ivan l’Elettricista decide che può bastare.
Mr. Ezechiele parla in modo suadente, gentile, con una voce che sembra giungere da un’altro universo, un luogo in cui tutti sono garbati, amichevoli e non ti tengono legato completamente nudo a una sedia di metallo dentro una stanza interamente ricoperta di piastrelle azzurre. “Dicevamo. L’agente Monroe? Ricordo che ne hai accennato qualche giorno addietro.”
Sì, ora Alberto ricorda, ricorda tutto nitidamente.
Judith Monroe, bellissima, letale, infallibile e misteriosa. Gli è comparsa davanti all’improvviso, senza la minima avvisaglia del suo arrivo, e con la stessa repentina destrezza gli è poi sfuggita dalle mani e dalla testa. Fino a quasi dimenticarla.
Ma ne aveva parlato a Mr. Ezechiele. E Mr. Ezechiele non è uno che dimentica.
E allora Alberto parla di lei, la descrive in ogni particolare, la racconta in modo così intimo da stupirsi per la vivacità dei suoi ricordi che credeva di aver sepolto da qualche parte nelle sabbie della memoria. Ma Mr. Ezechiele soffia su quella sabbia e fa tornare alla luce episodi e trame della vita di Judith che nemmeno Alberto credeva ancora di ricordare. E quasi tutto senza l’intervento dell’Elettricista. Giusto un tantino qua e là, solo nei rari momenti in cui la memoria di Alberto vacilla.
Poi Terminator e Igor lo sollevano come fosse senza peso e lo riportano nella sua camera, dove forse, se ne avrà la forza, berrà il the ormai ghiacciato, e poi potrà dormire.
E sognare.

Gli spot iniziano a circolare mesi prima. Sul web, sui social, nei blog, nelle app, ovunque ci sia uno schermo, perfino negli sportelli bancomat. L’aspettativa diventa spasmodica. Il primo episodio della nuova stagione è atteso dai fan come la venuta del messia per i credenti, alimentato ad arte da un marketing martellante e attraente. Il binge watching delle stagioni precedenti rasenta la follia, grazie alla trama così avvincente da riuscire a far aumentare gli appassionati in maniera esponenziale anno dopo anno.
Ora è il momento. Nella sala comune come in milioni di salotti.
Terminator e Igor se ne stanno in un angolo, lontani dagli ospiti, dagli infermieri e dal resto del personale. Alberto li osserva di sghembo, sembrano disinteressati, ma intanto sono lì. Poi concentra la sua attenzione alla parete interamente occupata dallo schermo.
Dopo una sequela di spot che sembra non finire mai, cala il silenzio.
Silenzio dagli altoparlanti del sistema audio.
Silenzio tra gli spettatori.
Dallo schermo nero si staglia il logo, rosso, accompagnato dal battito profondo che scuote i corpi e le anime.
Alberto è assorto, incapace di muoversi sulla sedia a rotelle che da qualche giorno è costretto ad usare, immobile se si esclude il tremore pseudo-elettrico che lo accompagna ormai come un amico fidato. E’ perso nelle immagini che si inseguono sullo schermo, rapito dalla colonna sonora potente, dagli effetti speciali, dai dialoghi sagaci e dalla sceneggiatura avvincente.
Le lacrime iniziano a scivolare attraverso la barba incolta nell’esatto momento in cui Judith Monroe compare sullo schermo.
E’ una sorpresa per tutti, nella sala, tranne che per lui. Lui l’aspettava.
L’aspettava dal momento in cui l’ha solo immaginata, molti mesi prima, in un attimo di ispirazione particolare, e poi l’ha descritta, nella stanza degli interrogatori, mentre Mr. Ezechiele lo fissava e l’Elettricista eseguiva annoiato il suo lavoro.
E vederla ora, in “carne e ossa”, è troppo per Alberto. Il tremore abbatte le ultime resistenze del suo muscolo cardiaco, gli fa perdere un colpo, poi due, poi in un ultimo lampo di felicità lo fa spegnere.

La città vista dall’alto del suo attico è sempre meravigliosa. Caotica, colorata, frenetica.
Mr. Ezechiele si compiace.
Si compiace dell’impennata di vendite dell’ultimo trimestre.
Si compiace dei dati di ascolto.
Si compiace della consapevolezza d’essere tra gli eletti.
Si compiace dell’ottusità delle masse.
Si compiace dei messaggi nei social che inneggiano a Judith, la nuova protagonista.
Si compiace di se stesso.
Uno degli assistenti si avvicina, affabile e riverente, conscio d’avere a che fare con uno degli uomini più potenti del mondo. Parla utilizzando un tono di voce basso e delicato, come consueto: “Mi perdoni, ci è stato appena comunicato che l’autore Alberto Nanni è da poco deceduto a causa di un malore.”
Mr. Ezechiele risponde con quella gentilezza che lo ha reso amato e benvoluto dai sui dipendenti in anni di onesto lavoro. “Ne sono dispiaciuto, caro. Contatta i familiari e rassicurali sul fatto che ci prenderemo carico di tutti gli oneri delle esequie, naturalmente. E poi, gentilmente, chiama l’ufficio Personale, comunica che si è liberato un posto giù alla sezione Autori.”
“Vuole che le vengano sottoposte le referenze dei candidati?”
Mr. Ezechiele sorride, carezzando il collo dell’assistente. “Non ce n’è bisogno. Che assumano il primo della lista. So come motivare i miei autori a dare il meglio di sé.”

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