Dio non è donna

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Lot indugiava, ma quegli uomini presero per mano lui, sua moglie e le sue due figlie, per un grande atto di misericordia del Signore verso di lui; lo fecero uscire e lo condussero fuori della città. Dopo averli condotti fuori, uno di loro disse: «Fuggi, per la tua vita. Non guardare indietro e non fermarti dentro la valle: fuggi sulle montagne, per non essere travolto!». Ma Lot gli disse: «No, mio Signore! Vedi, il tuo servo ha trovato grazia ai tuoi occhi e tu hai usato una grande misericordia verso di me salvandomi la vita, ma io non riuscirò a fuggire sul monte, senza che la sciagura mi raggiunga e io muoia. Vedi questa città: è abbastanza vicina perché mi possa rifugiare là ed è piccola cosa! Lascia che io fugga lassù – non è una piccola cosa? – e così la mia vita sarà salva». Gli rispose: «Ecco, ti ho favorito anche in questo, di non distruggere la città di cui hai parlato. Presto, fuggi là perché io non posso far nulla, finché tu non vi sia arrivato». Perciò quella città si chiamò Zoar.
Il sole spuntava sulla terra e Lot era arrivato a Zoar, quand’ecco il Signore fece piovere dal cielo sopra Sòdoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco proveniente dal Signore. Distrusse queste città e tutta la valle con tutti gli abitanti delle città e la vegetazione del suolo. 

Ora la moglie di Lot guardò indietro e divenne una statua di sale.

Genesi 19, 1-29

Solo uno sguardo. Voglio vedere solo la verità, l’ira, la collera.

Un semplice sguardo.

Buoi, asini: a loro mettiamo i paraocchi, per farli andare dove vogliamo, senza ribellioni, perché non si imbizzarriscano alla vista del fuoco, o di una rupe.

Io non sono una vacca, non sono una giumenta o un’asina, io voglio sapere.

Non ci credete, lo so. Dopotutto, sono solo una donna, e mio padre mi ha dato al marito per tre capre, una vacca macilenta e sei pezze di lino. Mi ha detto che non valevo molto di più.

“Testarda come una stupida mula, una di quelle che non sono nemmeno buone per tirare un carretto leggero. Ecco chi sei, figlia. Una stupida mula. Ringrazia che qualcuno ti ha preso, ha preso te e tutti i tuoi perché, i tuoi voglio e i non sono d’accordo.”

Così mi ha detto mio padre quando mi ha data in sposa. Ha anche detto che, magari, essere battuta da un marito mi avrebbe finalmente insegnato qualcosa, visto che, con quanto mi ha battuta lui, non ho mai imparato a star zitta. Magari, cambiando mano…

Io non sono una vacca, non sono una mula, una giumenta o un’asina, e potete spezzarmi la schiena finché vi pare con il bastone nodoso, la cinta o le mani. Io non sono una mula.

E quindi se mi va di guardare, guardo. Se mi va di chiedere, chiedo. Se mi va di parlare, parlo.

Ho un cervello e le mie mani sono forti e tu, marito mio, non hai idea del dolore che ho provato a mettere al mondo i tuoi figli, non hai idea del dolore che ho provato quando mi hai presa, la prima notte di nozze. Due randellate, che vuoi che siano? Ho già vinto, di certo non taccio.

E, se voglio guardare, allora guardo. Ho un collo, si muove da solo, sono solo io a comandarlo. E, sai cosa? Che mi punisca pure, Dio. Nemmeno davanti a Lui sarò una stupida giumenta arrendevole.

Ci hanno detto di andare, e siamo andati. Ci hanno detto di partire, e siamo partiti: baracche, burattini e quattro stracci, e di corsa. “Non vi voltate”, hanno detto.

Hanno detto Andate senza voltarvi indietro, la Sua collera sarà terribile, non dovete guardare. Che ne sanno, loro, della collera? Quando mio marito, per proteggere loro, ha offerto le mie figlie, LE MIE FIGLIE, a chiunque volesse usarle pur di non far del male a quei due stranieri ecco, quella era collera, collera vera e terribile. Altro che l’ira di Dio.

Gli ho detto di fermarsi, di non provarci, di non osare. Mi ha detto che gli ospiti sono sacri, che erano messaggeri di Dio.

Le MIE figlie sono sacre, più sacre di Dio! Mi ha battuta come un tappeto, solo per averglielo detto, per essermi parata davanti alle bambine che piangevano, strette in un angolo impolverato, accovacciate in un mucchio scomposto di paura sul pavimento di terra battuta. E io ho urlato, e sono diventata alta e più dura dei muri di pietra, imponente di rabbia e di collera verso quell’uomo misero e stolto che avrebbe sacrificato la carne della sua carne, barattandola con la salvezza di due sconosciuti giovani e forti perché “L’ospite è sacro, stupida donna!”

Che paura vuoi che mi faccia, la collera di Dio? Che vuoi che sia, la collera di Dio? A cosa serve, l’obbedienza da mula?

No, nessuno mi dirà più che fare. Nessuno, neppure Dio. E se vuole punirmi per l’ira, la collera e perché gli dico di no beh… allora lo faccia. Non mi interessa.

Uno sguardo alle spalle, un vento caldo e le grida. Sta distruggendo quella città ma lo so, oh se lo so, che ce l’ha anche con me.

Sei immenso e possente, puoi fare tutto e, evidentemente, sei uomo: solo un uomo sarebbe capace di tanto, solo un uomo richiede cieca obbedienza pena la morte. Solo un uomo può tollerare che vengano date in pasto a una folla affamata di carne due giovani vergini.

Fossi stato una donna, avresti incenerito lì, in quel preciso istante non la città intera, ma l’uomo senz’anima disposto a mandare al macello due bambine, come se fossero agnelli. Se tu avessi portato in grembo i tuoi figli per nove mesi, come ho fatto io, avresti capito l’abominio.

Invece, non lo hai polverizzato. Dio, è evidente che sei un uomo. Povero te, poveri noi.

Lo so che, se c’è una cosa che non puoi tollerare, è che una stupida donna, una che vale tre capre, una vacca macilenta e sei pezze di lino, ti dica di no. Ma io te lo dico, te lo grido in faccia, e che il mio grido risuoni alto, per sempre.

Anche se mi sto sgretolando, anche se scompaio nel vento, come una misera statua di sale.

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2 pensieri su “Dio non è donna

    1. Ho letto il passo della Bibbia, prima di scrivere questo pezzo. La moglie di Lot non ha nome, è solo la moglie di Lot, curiosa, che si guarda indietro e viene trasformata in statua di sale (e davvero Lot offre le figlie al posto di chi vuole usare violenza sui due stranieri, emissari di Dio)… non ha nemmeno un nome. L’ho trovato triste, e mi ha fatto imbufalire: da lì è uscito questo. E, come sempre, grazie.

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