Una piccola grande storia d’amore

Linda la conosco da quando eravamo bambini.
A quel tempo giravo per il grande cortile del condominio con una di quelle piccole Jeep elettriche che andavi più veloce camminando, ma faceva tanto “adulto”.
La prima volta che la vidi era seduta dinanzi all’entrata della sua scala, consumava un lecca lecca, di quelli grossi e colorati che andavano tanto in quegli anni. Rimasi folgorato. Era la cosa più bella che avessi visto fino a quel momento, e vorrei far notare che non ero certo un pischellino, dall’alto dei miei sei anni. Il primo passaggio davanti a tanta meraviglia non riuscii a fermarmi, completamente inebetito. Le sfilai davanti con un’espressione idiota, incapace di effettuare quel semplice movimento del piede che mi avrebbe permesso di domare la potenza del mezzo e farlo arrestare davanti a lei. E infatti quasi andai a sbattere contro il bidone dell’immondizia condominiale. Dico quasi, perche con una manovra evasiva degna di uno di quei capolavori della cinematografia che sono i film di Fast and Furious lo evitai, attirando così la sua attenzione. Da quel momento cominciammo a conoscerci. Ogni pomeriggio dopo la scuola, il pranzo con nonna e le forche caudine dei compiti, correvo di sotto, lucidavo la scocca di plastica del fuoristrada, andavo a prenderla e lei si accomodava sul sedile accanto a me. Poi sfrecciavamo (si fa per dire) verso l’angolo del cortile più nascosto, sotto la gigantesca magnolia, e circondati da mughetti profumati passavamo il resto del pomeriggio insieme.
Fino a quando non la trovai più ad aspettarmi, né quel giorno né per gli anni successivi. L’automobilina diventò troppo piccola per riuscire a portarmi e smise di funzionare. E poi senza Linda non aveva senso usarla. Arrivarono biciclette, motorini e vere automobili. Ma nessuna era intrisa del suo profumo. Profumo di magnolia e mughetto.
Ma la vita sa togliere senza riguardi e regalare senza preavviso.
Un mese fa l’ho rivista. Tornavo a casa dall’ufficio in quella che credevo essere l’ennesima normale giornata della mia vita. Una deviazione inaspettata dal solito percorso me l’ha fatta incontrare. La riconobbi immediatamente. A differenza della prima volta, le bloccai l’auto proprio davanti.
La osservai con lo stesso sguardo meravigliato e inebetito che avevo avuto da bambino, e lei mi rispose con un sorriso che cancellò mezzo secolo in un nanosecondo.
Non era cambiata per nulla, era sempre la bellissima bambina bionda dei miei ricordi, seppur ingrigita dagli anni e appesantita dai troppi chili, accumulati comunque in maniera simmetrica ed elegante. Era sempre la bellissima Linda che avevo conosciuto a sei anni.
Ora c’incontriamo ogni settimana. Vedersi più spesso non è possibile, dobbiamo fare i conti con una vita che ha accumulato legami, affetti e altri fardelli non sempre piacevoli, ma inevitabili.
La deviazione sulla strada non c’è più da tempo, ma ogni giovedì svolto al terzo semaforo, percorro il viale del parco, la vedo in lontananza che mi aspetta.
Mi fermo, le apro la portiera sporgendomi sul lato passeggero, lei sale e le sospensioni gemono di piacere nell’accoglierla, come io gemo di gioia nel salutarla e nel dirle: “Ciao Linda, sempre venti euro per il tuo tesoruccio?”

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10 pensieri su “Una piccola grande storia d’amore

  1. Penso che ad oggi sia il racconto più straniante e divertente che mi sia capitato di leggere in Tabera!
    Davvero complimenti: mi piace l’atmosfera idilliaca dell’età infantile ma anche il più “problematico” finale dell’età matura, inatteso e sicuramente non prevedibile.
    Quando ho letto la prima volta stavo per consigliarti di aggiungere qualche accapo in più nella prima parte (quella del primo incontro), poi rileggendo invece mi sono reso conto che funziona così.
    C’è solo un semplice errore di battitura sul “perche” senza “è” accentata e forse una leggerissima ripetizione poco prima fra “la prima volta” e “il primo passaggio”. In realtà durante la mia prima lettura neanche ci avevo fatto caso, quindi non è così evidente, ma te la faccio notare perchè secondo me è una ripetizione superflua da un punto di vista “semantico”: nel senso che se quel blocco è incentrato sulla descrizione della “prima volta” che si sono visti, allora quello che segue è per forza la descrizione del “primo passaggio”, quindi non è così importante sottolinearlo (mi permetto di fartelo notare perchè sicuramente sarà stata una cosa scritta di getto e magari non ci hai fatto caso, ma considerare questo punto di vista può esserti utile in futuro per semplificare altre situazioni simili).
    Comunque, siccome non voglio che il mio commento risulti un semplice mostrare i punti neri su una tela bianca, se questo testo l’hai scritto di recente (o comunque successivamente agli ultimi che hai pubblicato) secondo me ci sono molti miglioramenti: non ho percepito nessuna ripetizione insistente, hai saputo omettere o sostuitre con altri sinonimi soggetti e oggetti laddove era necessario e la mia lettura l’ho sentita ancora più fluida di come già sapevi renderla!
    Complimentoni, complimentoni!

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    1. Grazie. grazie. Complimenti a te che hai azzeccato esattamente la situazione. Questo testo è nato in un paio di giorni, dall’idea alla pubblicazione. Purtroppo in questo periodo fatico a dedicarmi alla scrittura, vuoi per il lavoro, vuoi per la stanchezza accumulata nelle ore serali. Non è facile mettersi a scrivere a notte fonda, quasi unico momento tranquillo della giornata. Proprio ieri, approfittando dell’ora in più, mi sono dedicato a questa idea. Va da sé quindi che la rilettura sia stata veloce e superficiale. E la pubblicazione un evento necessario e istintivo più che studiato. Sono felice che il racconto sia comunque piaciuto risultando fluido e divertente. Devo ammettere che ho prestato particolare attenzione alla ripetizione dei soggetti proprio seguendo i vostri (tuoi) consigli. Per quanto riguarda i refusi che mi hai fatto notare, registro le informazioni senza correggerli nel testo in modo da non snaturare il tuo commento, e ti ringrazio.
      Detto questo, vado a inventarmi qualcosa per lo speciale “horror”!!!
      Alla prossima.

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      1. Non ti preoccupare Walter è normale che sia così! Io come sempre ti ringrazio tanto sia di partecipare e sia di apprezzare quanto ho da consigliarti! Buona giornata! 😀
        P.s. gli errori di battitura puoi correggerli come vuoi! Di regolamento intediamo di evitare di modificare interi pezzi della narrazzione o il senso stesso dello scritto dopo la pubblicazione, però correggere una svista non crea nessun problema, può capitare a tutti!

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  2. Molto bello! Il finale mi ha veramente spiazzato, sei riuscito nell’intento. Mi hai ucciso quando hai chiamato capolavori della cinematografia i film di Fast and Furious, ma naturalmente sono gusti. Per il resto avrei cambiato solo una cosa: nella frase “Vedersi più spesso non è possibile, dobbiamo fare i conti con una vita che ha accumulato legami, affetti e altri fardelli non sempre piacevoli, ma inevitabili.” avrei tolto quel “ma inevitabili” alla fine, che secondo me appesantisce la lettura.

    In generale complimenti!

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    1. Giuro che non era mia intenzione lodare quei film, semmai il contrario!!! Certo sarei un bugiardo se dicessi di non averne mai visto qualcuno. Di sicuro il primo, poi uno nel mezzo ma non ricordo quale e l’ultimo. L’ultimo era talmente assurdo da risultare quasi divertente…
      Grazie mille dei complimenti!

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