Atti Biografici in Luogo di Finzione

Ok, adesso le cose si fanno strane.

Ecco che cosa dissi dopo aver finito di scrivere le prime righe del mio nuovo racconto. Era ormai diverso tempo che ci rimuginavo su; ancora non avevo deciso come farlo finire, ma decisi di iniziarlo e vedere come andava.
A volte questa tecnica funzionava, altre volte no.
Non che poi avessi molta scelta in realtà; l’ispirazione mancava già da diverso tempo ed ero fremente di scrivere qualcosa per la Taberna, di dare il mio contributo e, questa volta, di darlo con un racconto.
L’idea era intrigante: Uno scrittore famoso si accingeva ad iniziare la sua ultima opera prima del ritiro, ma una scoperta sconvolgente gli impediva di arrivare al tanto agognato finale. Sarebbe stato un racconto strano a tratti meta narrativo e a tratti biografico, un gioco di scatole cinesi infinito.
Mi sedetti alla scrivania e cominciai a scrivere:

Manhattan. Cinque e mezzo del mattino.
L’appartamento di Alex Dawnman è immacolato da mesi ormai; lui quasi non mangia e quando mangia ordina qualcosa. Esce dal suo studio esclusivamente per andare in bagno. Alex Dawnman è in pratica un eremita. Non che la cosa lo infastidisca; lui sta benissimo come sta. Le persone gli hanno sempre dato rogne. Le donne soprattutto. Tutte le persone in generale; ma le donne soprattutto.
Beve il suo caffè pomeridiano, indossa la sua coperta come un mantello medievale. Aramis, il suo gatto, unico suo coinquilino (nonché unica compagnia che riesce a sopportare), gli passa fra le gambe strusciandosi con tenerezza. Alex cammina avanti e indietro, pensante.
Deve scrivere un’altra opera, l’ultima e poi potrà ritirarsi. Ha già in mente qualche cosa, conosce già lo schema, lo scheletro dell’opera.
Due uomini che lottano per la supremazia e per la libertà proprie. Due destini che si incrociano, talmente indissolubili che la vittoria di uno porterà necessariamente alla rovina dell’altro. Un combattimento all’ultimo sangue. Una storia quasi fantastica.
Gli serve un protagonista, però. Alex è stanco di scrivere sempre cinquantenni depressi.
No.
Questa volta vuole un bel giovanotto pieno di energie. Sicuramente un artista; uno scrittore?
Perché no?
E perché non cominciare il racconto in medias res tanto per cambiare?
Terza persona o prima? Meglio la prima, decisamente più introspettiva.
Si, Alex Dawnman aveva progettato finalmente il suo nuovo romanzo. Si mise alla sua macchina da scrivere anni 50 e cominciò a scrivere le prime parole di quel racconto:

Ok, adesso le cose si fanno strane.

Ecco cosa ho detto dopo aver finito di scrivere le prime righe del mio nuovo racconto. Era ormai diverso tempo che lo avev..

Interruppi immediatamente la scrittura. Restai a guardare la pagina del file di testo davanti a me in silenzio, rilessi tutto ciò che avevo scritto finora cercando il momento in cui era successo.
Il momento in cui Alex Dawnman, il mio personaggio, aveva deciso di scrivere di me. Perché aveva deciso una cosa del genere?
Anzi, ancora prima, come poteva scegliere, mica esisteva no?
D’altronde ero sempre io  scrivere.
Respirai tranquillamente. Non c’era alcun problema; se il mio protagonista voleva giocare a questo gioco mi sarebbe bastato cancellare tutto il file e ricominciare con nuovo documento di testo ed una nuova storia.
Misi il file nel cestino e cominciai da capo qualcosa di nuovo.

O quantomeno ci provai.

Davanti alla pagina bianca non riuscivo a farmi venire in mente nulla. Ero bloccato. Non riuscivo a togliermi dalla testa quell’Alex Dawnman. Mi sembrava quasi di sentire in lontananza, con la coda dell’orecchio, il ticchettio di quella maledetta macchina da scrivere anni ‘50.
E se lui fosse stato ancora lì a scrivere di me?
E se mi stava descrivendo mentre mi arrendevo alla sfida creatura creatore?
Non riuscivo a pensare a nient’altro.
Ripresi il file dal cestino e ricominciai a scrivere da dove avevo lasciato.
Non potevo mica lasciargliela vinta:

Finalmente quel ragazzetto ha compreso in che cosa si è cacciato.
Tsk, il giovane è convinto di essere quello reale e non la creatura. Ma Alex ha alle spalle sette libri, tutti best sellers. In milioni conoscono il suo nome, invece quel Gaed, è una personcina ignorata ai più, uno scrittore di seconda categoria che spreca tempo con un blog. Chi dei due sarebbe più reale?
Alex si accende una sigaretta mentre osserva la pagina sulla macchina da scrivere; quella pagina che sembra più un campo da battaglia che un pezzo di carta. E i tasti che sono in pratica i proiettili della sua mitragliatrice. Ha la vita di quel autorucolo fra le  mani, cosa potrebbe fargli capitare di brutto?
Cosa potrebbe inventare, stavolta?
Alex si compiace dell’idea geniale che gli è venuta. Già immagina i titoli di giornale:
“L’ultima follia di Alex Dawnman! Il primo romanzo a quattro mani fra autore e protagonista.”
Un successo assicurato. Ma ancora c’era da capire che romanzo sarebbe stato.
Già aveva elementi fantastici, ma di certo fantasy non era. Lui non scriveva fantasy.
Era un po’ surreale come storia, questo è certo.
Magari un giallo? O un Noir? Un romanzo d’amore? No, di certo.
Voleva rovinarlo, mica regalargli la felicità.
E se fosse stato un romanzo dell’orrore vecchio stampo?
Ecco l’idea.
Chissà come avrebbe fatto a continuare a scrivere, quel Gaed, se si fosse trovato dentro una casa infestata.
Con ancora la sigaretta fra le labbra, Alex comincia nuovamente a scrivere quello che sarà il suo ultimo successo:

Il problema di questa sfida era che conoscevo in anticipo le mosse del mio avversario, dato che, in qualche modo, ero io a scriverle. Sembrava un paradosso. Sentivo dei passi sulle scale, delle catene che cigolavano.
Mamma mia quanto è banale” pensai;
o forse ero io banale dato che scrivevo di lui che scriveva di me?
Non avevo certo tempo per fare quelle elucubrazioni. Un fantasma o un demone o comunque un qualcosa di tremendo stava salendo le scale per raggiungermi, e chissà cosa mi avrebbe fatto una volta che mi avesse preso.
Dovevo continuare a scrivere, e in fretta anche. Sentii chiamare il mio nome, sentii delle unghie che stridevano contro un muro. Cosa potevo fare?
Ci doveva essere un modo per uscire da quell’incubo a occhi aperti cui Alex mi aveva cacciato.
Mi fermai a riflettere. Incubo, incubo.
Forse avevo trovato una soluzione per forre fine a quella insana battaglia. Se avesse funzionato sarei stato salvo, in caso contrario sarei stato preso dalla creatura che –ahimè– ormai potevo sentire mentre si accingeva ad aprire la porta.
Cominciai a scrivere il più velocemente possibile, sperando una volta per tutte di mettere fine a quella storia:

Improvvisamente e di colpo Alex Dawnman si svegliò. Rendendosi conto che tutta quella brutta storia era stata solo un sogno. Ovviamente poi, non può mica essere che un personaggio di finzione cominci a raccontare la sua storia, no?
Che scemenza sarebbe!
Svegliatosi in una pozza di sudore Alex comprese che quel sogno probabilmente era dovuto all’ansia per quel maledetto ultimo romanzo che ancora doveva accingersi a scrivere. Non si sentiva affatto bene a ripensarci.
Forse era meglio lasciare perdere del tutto. I soldi non gli mancavano, il successo nemmeno. Dopotutto, nella sua solitudine, era pur sempre felice, e aveva anche Aramis con lui. 

Si, non avrebbe scritto più nessuna parola.
Mai più.

Fine

E fu così che mi salvai per miracolo.
Senza più l’autore -anzi- rendendo tutta quella battaglia ( me compreso? ) un suo brutto sogno, perfino la creatura che mi minacciava scomparve.

Devo anche ammettere che ero restio ad usare un finale del genere.
Ho sempre trovato il “improvvisamente si svegliò” come un trucco banale per uscirsene da situazioni troppo impelagate. Poi un finale del genere da sempre l’impressione di aver sprecato tempo inutile, come se il fatto che fosse tutto un sogno, come se il fatto che le cose non siano davvero accadute, togliesse valore a quel racconto. Specie, poi, se il sogno viene da una creatura di finzione.
Ripensai al mio personaggio, quel povero autore che mi aveva prima ideato, poi scritto, poi ancora sognato e che, presto, mi avrebbe dimenticato.

Una domanda sorse spontanea a quel punto:
Se la storia era finita, chi mi stava scrivendo adesso?

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