La nenia e la falena

Mentre il vespro

il suo carro riponeva,

volsi lo sguardo

là dove l’ombra

liberava furenti cavalli

dietro sé trascinanti

un nero manto.

 

D’un tratto

un femmineo pianto:

«Non più luoghi immortali,

non più fulgidi eroi,

non più fieri pensier,

non più».

 

Ed io assiso ad ascoltar:

«Afferro il tuo dolor

per quel che è,

per quel che è stato

e mai più sarà.

Ma di tanto in tanto

il tuo sguardo

puoi volger dietro,

per un conforto».

 

Poi, infine, soltanto

una falena

a rincuorar

la notturna nenia,

ed un sopore

le mie membra

pervadeva.

                                          Lorenzo De Luca

 

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6 pensieri su “La nenia e la falena

  1. Ahahhahaha!!! No no Marco la poesia è proprio serena. Qui ci entra il passato poetico ed epico, quando la poesia era molto più apprezzata di adesso. Quella donna che piange è la poesia stessa. Non ti preoccupare del disagio che è assolutamente ingiustificato. La poesia non è sempre facile da interpretare ma l’importante è esserne pervasi e provare qualcosa: quando qualcosa rimane allora vuol dire che la lettura non è stata vana e lo scritto pure. Il vero significato segue dopo. Saluti!!!

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  2. Io qui mi sento di dover dare una spiegazione. Purtroppo (ed è uno dei miei tanti limiti) fatico a entrare nella comprensione dello scritto in poesia. Qualsiasi genere di poesia (se si escludono le filastrocche per bambini). Ci ho provato negli anni. Forse un giorno si aprirà un pertugio e la luce m’illuminerà. Ma per ora non riesco. Mi scuso di non poter commentare degnamente.

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  3. Non ti devi assolutamente preoccupare Walter! Ritengo che già il fatto di aver letto sia un atto degno. E’ chiaro poi che ognuno abbia le sue preferenze, i suoi limiti (me compreso) e che in base a questi ognuno sviluppi se stesso. Non è una colpa affatto, ognuno è fatto degnamente a suo modo e l’atro suo simile può solo degnamente rispettarlo. Con ciò ti ringrazio di aver letto e questo conta davvero.

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  4. @gentallegra mi piacerebbe sapere come l’hai interpretato.
    Io oltre al pianto disperato di qualcosa che non c’è più (ma mai generalizzare, la nostra taberna è l’esempio! 😉 ), trovo l’invito implicito a non mollare, a non lasciarsi semplicemente andare al dolore. All’inizio può essere difficile, e per affrontare e superare questo dolore possiamo creare tutti i simulacri che vogliamo, o cogliere dei segni e interpretarli come più ci consola (è il caso della falena); ma non si può rimanere a lungo immersi nel senso di “sopore” di “membra”, questo comportamento non riporterebbe in auge quello che sentiamo di aver perso.
    Ecco, questa poesia fissa l’istante della perdita e le sensazioni che ne seguono; tuttavia, come dicevo, trovo il messaggio implicito (o forse è solo la mia riflessione in seguito alla lettura) contro l’abbattimento.
    Che altro dire? Adoro il gusto classico delle tue poesie!

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  5. In realtà Cecilia la voce femminile è la stessa poesia che si lamenta di non essere apprezzata più come un tempo. Questo momento è attorniato dal clima di serenità e placidità portato dalla falena. Dopo un turbamento tornerà sempre la quiete. Come dico sempre è bello leggere quello che il lettore percepisce. L’importante è che il senso lasci qualcosa di costruttivo. Per il resto grazie che ti sia piaciuta!

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