Le nostre stagioni

Come un suon d’onde cullavi in passato;
sussurrando per farmi più calore,
frusciavi le tue parole d’amore,
ch’al tempo non mai avrei dimenticato.


Ma non vide estate il tempo mancato
e il fruscio si quietò; dietro un timore,
e rallentò; una foglia che muore,
che cade d’autunno col tempo amato.


Lasciasti quel bianco fiocco leggera
mentre l’ultimo soffio lo scioglieva.
Così fu l’arrivo di quell’inverno…


Ma di li sbocciò un ricordo eterno,
compari improvvisa mentre cresceva
quasi cinguettando la primavera.

 

Luca Michelucci, 13-08-14


L’immagina sovrastante è visibile anche dal profilo Instagram: @Luke.mik

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4 pensieri su “Le nostre stagioni

  1. Si tratta di un testo che scrissi per un concorso letterario, a cui in realtà partecipai più che altro per sottopormi al giudizio di un mio professore d’università in giuria. Cercavo uno stimolo per scrivere qualcosa di nuovo e, studiando “La Metrica Italiana” di Beltrami, mi venne voglia di scrivere un sonetto. Ovviamente ci sono voluti diversi tentativi, ma alla fine è venuto fuori un risultato che, sinceramente parlando, apprezzo ancora (come non avrei immaginato al tempo).
    Comunque, tornado al testo, per ispirarmi decisi di scrivere qualcosa da dedicare ad una persona, una che purtroppo mi ha lasciato quando ero ancora troppo piccolo per poterne conservare dei ricordi. Così ho pensato di sfruttare la struttura metrica del sonetto per descrivere l’ultimo anno passato assieme: quattro strofe per quattro stagioni. Ovviamente di qui nasce anche il titolo del testo: Le nostre stagioni.
    Il testo si apre con l’estate, metafora di un periodo in cui andava tutto sostanzialmente bene: la culla, il calore e il fruscio delle parole sono elementi che rimandano simbolicamente alla maternità, sensazione che “al tempo” non avrei mai potuto dimenticare.
    Il Caso ha però voluto che quel tempo gioioso finisse: “ma non vide estate il tempo mancato”. I primi due versi della seconda strofa sono piuttosto cruciali in questa storia. Il primo rappresenta per me una precisa coordinata temporale (dopo la quale c’è solo del “tempo mancato”, ovvero che avremmo potuto passare assieme se le cose fossero andate diversamente), mentre nel secondo compare “timore” (dietro questa parola, sostituendo una sola lettera, vi è scritta la causa della fine di questo rapporto) non casualmente in rima con “muore”. Inoltre, essendo questa seconda strofa l’autunno, parlo di una “foglia” e con i punti e virgola, usati per frammentare in maniera più incisiva la cadenza del testo, volevo rendere acusticamente un andamento altalenante come quello di una foglia che, si stacca dall’albero e plana, quasi dondolando, verso il terreno (“che cade d’autunno col tempo amato”: anche qui il “tempo amato” recupera lo stesso significato di “tempo mancato”, infatti le due parole sono in rima).
    A seguire arriviamo all’inverno, quando il tempo passato da questa separazione è diventato troppo perché possa mantenerne dei ricordi (per questo parlo di un fiocco che si scioglie). Nonostante ciò, ho voluto concludere il testo con un’immagine di speranza, la primavera, perché non è soltanto con i ricordi all’interno della nostra mente che una persona resta in vita dentro di noi.

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  2. Carissimo maestro! Un testo ben fatto, perfetto, molto toccante e delicato, con un filo di dolce malinconia che pervade sensibilmente l’animo. Sei stato pienamente esaustivo col testo che hai scritto di commento per aiutare a contestualizzare l’avvenimento. Meravigliosa è la trasfigurazione dell’evento attraverso la natura che rispecchia i sentimenti e la vita in batter di ciglia degli occhi delle stagioni che osservano e traggono le ultime fila della vita stessa. Volevo soffermarmi un attimo sulla parte finale dove si parla del ricordo e di una nuova speranza di primavera. Il vivo ricordo eterno della persona amata nella mente e che genera un’immagine altrettanto viva che sembra di poter vedere e toccare realmente, quando essa appare, questo ricordo è l’autentica vita eterna, la certezza che ti assicura che l’oblio non prende del tutto il sopravvento; per questo esiste la capacità di ricordare: per compensare l’azione dissolutrice del tempo inesorabile che scorre, che non ha a sua volta tempo nè prevede affatto di conservare tutto ciò che di bello e sereno diviene, poi, passato. Concludo la mia riflessione con un aforisma che pensai tempo fa e che voglio dedicare qui perchè mi sembra approppriato e chiaro: NASCIAMO INCONSCIAMENTE FELICI PER LA GIOIA DI CHI CI E’ VICINO, VIVIAMO CONSCIAMENTE FELICI PER LA GIOIA DI CHI CI HA VISSUTO.

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  3. preferisco leggere dopo la spiegazione dell’autore. Qui non l’ho fatto e credo di essere entrato un po’ in confusione con il commento, perché l’avevo letta con molta più semplicità e ogni pensiero che avrei scritto qui ora mi è apparso sciocco e superficiale rispetto alle indicazioni dello scrittore.
    Ciao!

    Piace a 1 persona

    1. Ciao Marco, grazie per aver commentato. Diciamo che per evitare di fare articoli troppo lunghi abbiamo pensato che ogni autore, qualora ne avesse voglia, può liberamente prendersi lo spazio di un commento per poter dire la sua sul proprio testo (di modo che chi legge si trova anzitutto il testo di fronte, se poi è curioso di saperne di più gli basterà scorrere i commenti).
      Premettendo ciò, siccome dietro a questa poesia c’è una lunga e precisa costruzione, ho preferito (ma a dir la verità mi ci sono anche divertito a) presentarlo dettagliatamente. Resto comunque dell’idea che la lettura è un fatto personale. Ogni lettore si approccia ai testi vivendoli e recependoli sulla base delle proprie esperienze e del proprio vissuto, quindi qualsiasi tua osservazione sarà sempre utile, perchè mostrerà all’autore in che modo il suo testo si è presentato ad un altro che, come lui per primo, lo ha letto!
      Ho comunque capito il senso del tuo commento e ti ringrazio davvero di cuore!
      A presto!

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