Sometimes

Gole straziate, inneggiamo all’infanzia:

ora non conta il tempo che avanza,

conta soltanto sentirsi bambini,

sentirsi ogni tanto agli altri vicini.

 

Accomunati da un unico incanto

cantare insieme risulta un gran vanto:

non c’è vergogna, non c’è pentimento,

rimembrar conta (sì!) quel sentimento.

 

Sometimes bisogna staccare la spina,

sometimes per sentir di più il proprio cuore

sometimes per tornare indietro a quel tempo

 

quando un giornale rendeva carina,

quando eri sempre di gran buonumore,

quando l’amore non era nel vento.

Cecilia Barbàra

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3 pensieri su “Sometimes

  1. Finalmente una nuova poesia da leggere e commentare. Parto da una semplice premessa prima di inoltrarmi: già solo il fatto di scrivere (sia che si tratti di poesia sia di racconto o altro) significa per me ricercare una forma non comune di colloquio sublime attraverso cui parlare all’altro. Mi permetto di commentare il testo non per lusinga, ma per dimostrare sinceramente che tra persone che risultano ad hoc la passione letteraria non è nulla, anzi vive e persiste in questi tempi in cui la cultura è denigrata e la poesia non ha più valore. Anche se non ci si conosce direttamente il testo è uno strumento valido per farlo: come quando si uniscono i tasselli per fare un mosaico, così più testi di uno stesso autore creano un quadro di sé da guardare e su cui riflettere. Rivolgendomi a “Sometimes” dico che apprezzo il testo semplice, piano e fluido dove al centro è un tema a me caro: il ricordo (esso è presente nel mio testo “L’ultima candela” e torna pure in altri). Questo ricordo, dell’infanzia in tal caso, genera serenità nel presente o, comunque, riconduce a quella di un tempo; una serenità tanto lontana quanto vicina che imprime dolcezza e invita non so alla solidarietà, all’amicizia, alla semplicità, alla gioia: tutti valori oggi difficili ma non impossibili. L’espediente di aver usato un termine inglese nel testo italiano rende una certa particolarità che ne fa una poesia, per così dire, moderna e che mi riporta a quel Pascoli poco apprezzato che usa italiano e inglese nella tarda fase.
    P.S. Particolare e simpatica anche la scelta della foto di un mondo altrettanto particolare che è quello dei cosplayers e appassionati relativi (un mondo che in parte conosco).

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    1. La foto in parte serve a interpretare l’inizio del testo: l’ispirazione è venuta proprio dal concerto di Giorgio Vanni di quella domenica 23 aprile, a conclusione del Pescara Comix.
      In questo genere di eventi non posso fare a meno di sentire un certo spirito di cameratismo, non c’è timore di essere infantili perchè certe canzoni hanno accompagnato – e per fortuna continuano ad accompagnare – intere generazioni di bambini, e riuscire a rimanere in contatto con l’innocenza che è stata in noi mi sembra bellissimo perchè significa che non tutti gli adolescenti hanno fretta di crescere.
      Nelle terzine finali subentra l’esortazione che faccio in primis a me stessa: non siamo robot, fra i mille impegni dietro ai quali dobbiamo correre abbiamo bisogno di ritagliare dello spazio per le nostre passioni, per ciò che ci rende felici; e dato che il leitmotiv di questa poesia è il tornare a quando ero bambina, penso a quanto a quel tempo era importante farsi un vestito da principessa con i fogli di giornale, a quanto era facile essere felici, a quanto si stava bene senza gli innamoramenti… e a quanto bastava l’amore della famiglia.

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